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Luigi Gentilini

Dopo il caso Welby. Medici: dovere e potere

di Luigi Gentilini del 29/12/2006

Per secoli e millenni chi si dedicava alla cura degli uomini malati o feriti in guerra era un Medico lasciato solo a scegliere la modalità della cura, medica o chirurgica e la durata quasi fosse un essere superiore o il tramite tra le divinità e la guarigione senza che nessuno intervenisse a sindacare.

Fino alla metà del XIX secolo fiorì la fase A della prima era della Medicina nella quale il Medico più apprezzato, spesso quasi “adorato”, era quello che, a parità di patologia, poteva vantare risultati migliori superando in tal modo la selezione determinata dal “pubblico” come nei casi di Ippocrate considerato l’estensore delle regole della vita del Medico, Galeno il padre delle preparazioni farmacologiche, degli arabi Ibn Sina e Zaharawi, dello svizzero Paracelso quando il ginecologo austriaco Semmelwise intuì le cause delle sepsi proponendo le soluzioni che segnarono l’abbattimento delle setticemie e un innalzamento della sopravvivenza dopo interventi operatori.
 
In tempi più vicini, fase B, famosi capiscuola di Medicina, operativi dalla metà del XIX a quella del XX secolo come il neurologo Macewen e il neurochirurgo Olivecrona, i chirurghi dell’ apparato digerente Miles, Mikulicz, della mammella Halsted e Madden e i nostri Clinici di Medicina Frugoni, Condorelli e Cassano e i Chirurghi: Dogliotti, Paolucci, Valdoni e Stefanini, erano riconosciuti come Maestri dalle doti eccezionali che alle volte concedevano ai collaboratori la facoltà di esprimere il loro parere.  
Si stanno perfezionando i connotati della Medicina moderna che deve essere sempre più caratterizzata dasceltecollegiali delle strategie terapeutiche e dal controllo rigoroso della qualità delle prestazioni cercando di coniugarla con la spesa. E dell’attualità ipotizzerei due fasi: A e B.
 
La fase A è caratterizzata dalla scelta di procedure, decisioni da prendere e proposte terapeutiche insindacabili qualunque sia l’esito, purché possa sempre emergere chiara la perizia, la prudenza e la diligenza nel comportamento professionale di ogni singolo sanitario che sia medico, infermiere o tecnico.
Questo clima si sta vivendo soprattutto nel mondo occidentale perchè ogni atto terapeutico impegnativo o elementare è seguito da reazioni d’allarme uguali e contrarie con attori e opinione pubblica allevati nella cultura   del sospetto. Obiettivamente esistono episodi e comportamenti maldestri da prevenire, correggere e, se il caso, sanzionare. Ma da qui a creare un intero filone di letteratura, ossessiva e scandalistica, chiamato “malasanità” ci passa un abisso. Questo pruriginoso spirito investigativo che specula sulle pene più intime e segrete dei Pazienti e quelle da infliggere a tutti i costi a chi fa il proprio dovere di Medico sta animando da un po’ di tempo mass media e salotti bene. Queste sceneggiate sono rappresentate da una vera folla di soggetti e figure, per carità tutte rispettabilissime nella propria vita professionale, ma completamente fuori luogo, tempo e spazio per dare giudizi in tema di Medicina. Perché non hanno mai visto da vicino corsie di bambini malati o affamati, donne e uomini mutilati dalle mine o dalla lebbra, straziati dal cancro o immobilizzati nelle carrozzine o costretti a strisciare per terra, a vegetare nei letti delle “unità del risveglio” o essere lasciati morire fuori dagli ospedali perché in possesso di nulla, meno di poveri! Perché arrivano a sindacare quanto intestino il chirurgo debba resecare o il medico quale farmaco somministrare.
E’ il caso recente di Piergiorgio. Su di Lui sono stati scritti e pronunciati fiumi di parole, sulla “Sua” vicenda umana si sono impegnati tutti a sostenere tesi bellissime, ma teoriche, costruttive o demolitrici, contraddittorie o ipocrite che il più delle volte hanno contribuito a stritolarlo se non anche a sbranarlo. Con il suo consenso? Piergiorgio a suo tempo aveva sottoscritto il “Consenso informato” con il quale ogni Paziente accetta i consigli dei Medici curanti e rimette nelle loro mani la scelta delle cure, dei tempi e i modi per realizzarle. La situazione così privata come il dolore e la sofferenza di un individuo non dovrebbe diventare argomento di spettacolo anche se finalizzato a formulare una legge che non serve.
 
Per le ragioni dette poco più sopra. Inoltre nei paesi ove la legge sull’eutanasia esiste, dopo un periodo iniziale di euforia, oggi viene applicata sempre più raramente. Altre leggi, iniziative o crociate ben più urgenti e di impatto più ampio andrebbero apparecchiate, dibattute e promulgate.
La fase B della Medicina modernissima, si sta intravedendo e forse si sta già affacciando allo scenario di alcuni Istituti di ricerca, ricovero e cura. Sarà il tempo in cui le scelte terapeutiche e quelle esecutive saranno affidate completamente all’informatica e alla robotica. E’ quanto mi è stato possibile osservare al recente incontro di MEDICA svoltosi a Dusseldorf ove la bioingegneria e le tecnologie avveniristiche presenti erano sempre più raffinate. Quando questa fase sarà a regime, solo allora l’atto medico avrà perso l’aspetto di partecipazione passionale (detta anche missione) e , il medico e l’infermiere robot non potranno più essere denunciati per un risultato, a detta di parenti, avvocati, magistrati e mass media non conformi alle aspettative. Ma stiamo tranquilli: questi modi di gestire Salute e tempi, almeno da noi, sono ancora molto lontani anche perché la cultura classica non concepisce esasperazioni che avviliscono il ruolo del Medico e del sanitario mediterraneo!

 

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