Medicina e Mediterraneo

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Come scrivere di medicina

di Luigi Gentilini del 21/12/2006

 

L’Uomo ha iniziato a scrivere da tempi remotissimi su argomenti di Medicina, stimolando la ricerca e il progresso, come e quanto ha scritto su argomenti di Fede per omaggio alle o alla Divinità o per la prova dell’esistenza, appianando le divergenze o alzando bastioni e scavando fossati per negarle.
La descrizione dell’ origine e cause dei danni somatici e alle funzioni del corpo, della perdita della potenza fisica fino a quella della vita e dei rimedi farmacologici o cruenti per ripararli è l’argomento di studio e di scrittura più interessante e, con la diffusione di Internet, sempre più lo sarà.
Forse il più antico documento di Medicina scritto è il  Codice babilonese di Hammurabi risalente al 1700 a.C. appena successivo, fu il papiro di Ebers risalente al 1550 a.C. ai tempi della 18° dinastia. Ma anche l’antica Medicina cinese, collegata a quella giapponese, ebbe notevole importanza per il progresso di questa scienza. Anche la letteratura scientifica indiana trovò grande diffusione almeno cinque secoli a.C. 
A questo periodo risalgono in Occidente alcune nozioni mediche esposte da Omero e da Alcmeone di Crotone nella Magna Grecia fino agli scritti delle scuole di Cnido e di Coo in Asia Minore ove si distinse Ippocrate che rimane senza dubbio il più grande Medico scrittore dell’antichità che, oltre a fondamentali studi di anatomia e patologia, formulò il suo magistrale “Giuramento” ancor oggi immortale. Basterebbe leggerlo attentamente per risolvere ogni diatriba su eutanasia, etica professionale verso i Pazienti e Colleghi. Mentre nella letteratura della Medicina romana spicca la figura di Galeno, originario da Pergamo, vissuto nel 2° secolo dell’epoca imperiale passato all’immortalità per i “preparati” farmacologici chiamati ancor oggi “galenici”. Ma vere cerniere fra gli scritti della Medicina mediorientale antica e quella occidentale moderna furono le opere di due ricercatori arabi vissuti a cavallo dell’ anno mille: Abu Ali Ibn Sina (Avicenna) estensore della formidabile opera “al Quanun fittib” (il canone di Medicina) e Abu I Quasim az Zahrawi (Alzahavus) prevalentemente chirurgo che scisse un’ opera di trenta volumi ove l’ultimo è il più famoso
perché contiene descrizioni corrette su vari atti chirurgici come l’incisione di ascessi, la riparazione di ernie, l’applicazione di denti artificiali, ma soprattutto va riconosciuta a lui l’introduzione dell’uso del “catetere vescicole” rappresentato da un tubicino d’argento. Queste opere rimasero in uso per circa cinque secoli. Con l’inizio dell’era moderna irrompe sulla scena della scrittura e soprattutto del disegno scientifico anatomico la figura del grande Leonardo da Vinci. In rapidissime successioni abbiamo gli scritti degli studiosi di Anatomia come il fiammingo Andrè von  Wesele (Vesalio), Eustachio e Falloppio e Harvey che illustra magistralmente nei minimi particolari la circolazione del sangue.
Queste ritengo siano le fondamenta su cui basare gli scritti di Medicina.
Come dalle diverse primitive culture religiose locali e rappresentazioni politeistiche si è arrivati ad  ammettere, quasi per accordo universale, l’esistenza di un “Dio Unico”, così dalle tante Medicine primordiali e nazionali si sta affermando quella unica  “Olistica e internazionale”.
Scrivere di Medicina è argomento delicato perché presuppone una preparazione sofferta e sperimentata sul campo, formata su scenari operativi mondiali  in evoluzione e confrontata con le realtà locali diverse, spesso portatrici di informazioni indispensabili se “osservate e criticate” con obiettività scientifica. L’opportunità, offertami  da La Rete, mezzo assolutamente avveniristico di scrivere su salute e medicina,  permette di dare sfogo ai miei primitivi istinti ispirati  alla volontà di studiare la Materia in una delle più prestigiose Università italiane e di averla affinata nei luoghi e negli Istituti più diversi di buona parte del Mondo..
C’è chi improvvisa, chi divulga notizie non verificate, chi pubblicizza
prodotti, tecniche e strutture con metodo subliminale o in chiaro conflitto di interessi con modalità palese mascherata, senza nessuna vergogna.
Questo è il punctus dolens. Spesso assistiamo alla pubblicazione sulla stampa divulgativa o massmedia di notizie classificate come “novità” terapeutiche, applicazioni tecniche, metodiche innovative come fossero pratiche “miracolose”. Altre volte  le descrizioni particolareggiate di atti diagnostici e terapeutici su pubblicazioni destinate a un largo pubblico rischiano di far diventare tutti degli esperti di Medicina, così oltre ad essere un popolo di circa 50 milioni di allenatori di calcio rischiamo di essere anche altrettanti medici.

 

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