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Materiali e Immagini

Il Ploiclinico Umberto I
Il Policlinico Umberto I

Ospedali in crisi? Qualche suggerimento...

di Luigi Gentilini del 10/1/2007

Avrete fatto caso come siamo sempre più sommersi dalle collane di enciclopedie e pubblicazioni che trattano in modalità divulgativa della Scienza Medica, come fiumi in piena, mentre sono quasi assenti quelle che trattano di legge, ingegneria, veterinaria e agricoltura. Sicuramente l’interesse della materia alimenta le tirature, alza gli “ascolti”, semina speranze, illusioni, patofilie e patofobie. Prima o poi venderanno alle edicole le collezioni di divise storiche e attuali di chirurghi e cardiologi, ostetriche, infermieri, tecnici di laboratorio e obitorio con tutto l’equivalente femminile nazionale, orientale, carioca, caraibico, tibetano e delle diverse religioni.

Sulla sanità è stato detto quasi tutto il male possibile, rimangono solo poche notizie forti, ora non ci resta che andare alla ricerca del padrone che morde il suo cane. Se “la notizia” non arriva la si va a cercare, deve pur esserci qualche grossa magagna o piccola da far crescere fino a farla diventare di grande effetto. Su salute e istituti destinati alla cura, possono essere sviluppati argomenti in modalità esaltante e/o devastante, le immagini che accompagnano i testi saranno di conseguenza rasserenanti e/o scioccanti, ma di solito, a meno che non sia promozione, “vanno” meglio le seconde ipotesi. Perché alimentando curiosità e scandalo, seminano il dubbio e il sospetto armando gazzarre e crociate. Come le notizie raccolte raggiungono l’effetto sperato scattano le reazioni come temporizzate da un timer. Immediatamente seguono le scontate incursioni delle forze ispettive e dell’ordine che arrivano oltre il tempo massimo per chiudere i famosi cancelli. Quasi contemporaneamente le istituzioni promettono grandiosi e imprecisati provvedimenti. Poco dopo arriva qualche annuncio più di “”di facciata” che reale dettato dall’emozione, contemporaneamente vengono lanciati proclami drastici e draconiani, alcuni spicciativi e risibili, come la chiusura di ospedali, tutte riparazione che dovrebbero mettere pace nelle coscienze, ossigenare le casse delle ristrutturazioni per la “gioia” di tutti, alle volte anche dei Pazienti. Tutta roba déja vu .  

Queste scene “girano” e “tirano” sulla carta stampata, sui mas media, per poi essere gridate dai pulpiti e dalla rete con il dichiarato scopo di lavare i panni sporchi e trovare chi li lavi.

 

La morale della favola è stata sempre questa. Le manifestazioni “scandalose” hanno inciso sempre efficacemente nelle azioni di trasformazione, non è detto in senso migliorativo, più di quelle “edificanti” perché, così stando le cose, non si trova cosa finanziare. Gatti, rigoroso collega, con ottima infarina pubblicata su L'Espresso) tura di argomenti medici, animato da un raffinato spirito investigativo ha documentato(In un'inchiesta, con ampio materiale probatorio, alcune situazioni inammissibili in un paese civile, una delle prime potenze del mondo! Concordo su tutto e mi complimento per l’impegno messo in una così lunga “missione”. Per testimoniare la mia sofferenza voglio portare la mia personale testimonianza, di come siano tenuti puliti e ordinati alcuni ospedali operanti nelle periferie del mondo o nelle regioni più interne dell’Africa. Spesso mancano farmaci, strumentari, energia elettrica e personale specializzato, ma l’igiene e l’ordine è sempre curato al massimo. Riconoscimento agli ordini religiosi locali, emanazioni di quelli italiani ed occidentali, come i Fatebenefratelli, i Benedettini, i Comboniani e diversi altri.
 

 

Il servizio di Fabrizio è e sarà sicuramente di grandissima utilità, si commenta da solo perché è chiaro e sferrato come un “montante”. Sebbene completo voglio ugualmente regalargli alcune notizie, qualche appunto e una manciata di suggerimenti per essere propositivo e non limitare la mia partecipazione allo straccio delle vesti o al pianto collettivo.

 

Il Policlinico Umberto I è un Ospedale particolare, un tempo ospitava al suo interno un ampio settore ospedaliero avulso dal corpo universitario, perché si tratta di un insieme di strutture destinate all’insegnamento della Medicina e di tutte le sue

specierimenti per essere propositivo e non limitare la mia partecipazione allo straccio delle vesti o al pianto collettivo.

 

Il Policlinico Umberto I è un Ospedale particolare, un tempo ospitava al suo interno un ampio settore ospedaliero avulso dal corpo universitario, perché si tratta di un insieme di strutture destinate all’insegnamento della Medicina e di tutte le sue

specializzazioni che nel tempo si sono moltiplicate.
 

In quella enorme struttura hanno studiato almeno sei o sette generazioni di Medici. Ricordo le sudate, le ansie, fino a sfiorare le crisi di panico e le grandi soddisfazioni vissute nelle aule o percorrendo i viali, le corsie, visitando i primi malati o il freddo patito d’inverno quando prima dell’alba ci recavamo, in verità in pochi, in sala incisoria per preparare i concorsi o simulare gli interventi operatori aiutati e incoraggiati dai tecnici, veri maestri di vita, Gaetano o Toto.

 

Una tale e doverosa inchiesta avrebbe dovuto interessare una più ampia casistica essendo il fenomeno molto diffuso. Possiamo solo ipotizzare le motivazioni della scelta dell’obiettivo. Tre sono i suggerimenti che mi vengono spontanei da dare per recuperare la situazione, a patto che lo si voglia. Queste raccomandazioni potrebbero essere applicate in tutte le strutture sanitarie che si riconoscono o vengono incluse in queste situazione d’emergenza.

1) Un primo periodo sperimentale di autonomia amministrativa degli Istituti (dalle pulizie all’acquisto dei materiali, dalle medicine ai pasti e allo smaltimento dei rifiuti), il più virtuoso farà testo.

2) Programmare la formazione continua, sul campo, di ogni grado del personale, dal primo all’ultimo nessuno escluso, dagli addetti alle pulizie ai laureati, introducendo lezioni di “bon ton”. 

3) Creare lo spirito “giusto” di competizione, attivo e costruttivo,   di tutto il personale della struttura come fanno a Coverciano.

 

Per azzerare i malintesi tra pazienti e personale, per prevenire il “burn out” di tutti gli operatori, delle infezioni nosocomiali, per migliorare la qualità degli accertamenti e delle cure, per ottimizzare l’economia (lotta agli sprechi) della gestione.

 

Infine aggiungerei due raccomandazioni.

1)     Non creare commissioni di studio per decidere tempi, modi, attori, attrici e finanziamenti.

2)     Non proporre di organizzare convegni sul tema perché diventerebbero solo delle palestre per ipertrofizzare lingua e corde vocali e atrofizzare i neuroni.

In entrambi i casi si rischierebbe di assistere solamente al parto distocico dell’ennesimo “mike mouse”.