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Eluana: l'ultima scintilla e' un monito

 

di Luigi Gentilini del 9/02/2009

     Ecco finalmente trovata l’ultima “scintilla” che innesca l’esplosione dei sentimenti di medici, personale sanitario ausiliario o semplici volontari, come fossero candelotti in una “polveriera” e li motiva ad andare per il mondo. A scatenare questa ultima reazione è stata la recente e irrisolta storia di Eluana. Quando si verificano fatti di salute ed etica professionale nei quali tutti vogliono infilarsi, molto spesso a sproposito, viene la voglia di “sbattere la porta” e andare a portare la preparazione professionale in paesi e villaggi sperduti, poveri e disagiati dei territori più remoti e difficili del Mondo. Lavorando duro, spesso in condizioni difficili se non anche pericolose.
 
     Un uomo di valore, con immense responsabilità, ma di nessuna competenza specifica nel campo della medicina e dell’etica non può intromettersi “a tempo scaduto” e dichiarare: “Eluana è viva!”, “Si sta per compiere un omicidio!”, fino all’affermazione (e lì la lingua torna a battere…..) “sarebbe in grado di rimanere gravida!”, un capolavoro! Ma come si fa! Meglio andare in Burundi, Malawi o Tanzania per sentirsi ancora utili alla gente e professionalmente gratificati.
 
     In diciassette anni di capace e amorevole assistenza professionale è stato fatto di tutto per accudire questa povera e una volta bella ragazza, oggi non più. Le foto che vediamo tutti i giorni e più volte al giorno sono quelle scattate prima dell’incidente. Non andrebbero più pubblicate per rispetto di Lei che non è più quella. Ma tanto poverina non può capire.                                       
     Perché scatta solo ora questo furore di “salvare” quella “vita”? Perché i padroni dei palazzi grigi e dorati che si affacciano, quasi a toccarsi, sulle sponde del Tevere, hanno ogni giorno nuovi, vecchi e ben più grandi problemi da affrontare e nascondere, pena la scomparsa delle istituzioni. 
 
     E allora ben venga l’argomento “umano” che “prende” l’opinione pubblica e lascia i poteri a sopravvivere fino all’ultimo respiro.
 
     Per far diventare questo evento un caso “umano” lo si è fatto uscire dalle stanze di ospedali ed è divenuto “drammatico” quando è diventato mediatico. Medici seri e preparati hanno deciso, dopo lunghe ed approfondite discussioni, che era giunto il tempo di completare il percorso della povera Eluana e lasciarla finalmente in pace. Giudici seri, in più gradi di giudizio, hanno confermato la correttezza della condotta sanitaria. Cosa si vuole di più e perché? Vedi sopra. Se si continua ad alimentare l’ombra del dubbio per ogni comportamento o azione di qualsiasi professionista e di medici e giudici in particolare si arriverà allo stallo completo con l’unica conseguenza di aver fermato ogni progresso. Diamo inizio alle migrazioni in senso inverso, andiamo a Mwanza sul lago Vittoria, tra una palma e una papaja.  
           
     Sono e sarò il primo tra tantissimi colleghi e gente comune a battermi per la vita di tante Eluana, se fosse vera vita, ma anche per quella di quanti “saltano” su mine, esplodono assieme a missili e granate o muoiono schiacciati dalle macerie o avvelenati da gas tossici.

     Per fare chiarezza darei a quanti disquisiscono su argomenti sovrumani, per il gusto di parlare o leggere le proprie e altrui sciocchezze, senza concludere, una basilare regola della medicina. Questa arte antica, forse la prima dell’Umanità, ha ragione di essere se ha la capacità di produrre una “restitutio ad integrum” dignitosa e autonoma, anche con l’ausilio di supporti. Vuol dire far tornare completamente o almeno in larga percentuale la persona alla condizione psico-fisica precedente all’evento traumatico. Altrimenti è accanimento che gratifica solo chi ci guadagna.

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